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giovedì 25 ottobre 2012

Scusa.. sai cos’è un Reset Leader?

 

Ormai siamo dentro ad una crisi finanziaria globale, iniziata nel ormai lontano 2008, ma che non sembra dare segnali di ripresa, almeno in quello che è il mercato italiano. La conseguente perdita di liquidità ha creato un enorme problema nel nostro settore, quello delle ASD e delle palestre, ed ha aumentato la necessità di conoscenza e sviluppo di nuovi servizi innovativi.

Le Associazioni sportive, le palestre, i fitness club, ora competono in un mercato con sempre meno disponibilità economica e questo nuovo ambiente sta spingendo il settore verso una direzione nuova, quella della maggiore responsabilità e formazione specifica.

Signori.. ma dov’è la Leadership?

Recenti ricerche in materia di organizzazioni non profit hanno evidenziato un deficit nella capacità di leadership, imputabile al fatto che, negli ultimi anni, questi argomenti sono stati spesso sottovalutati e poco affrontati nei percorsi di formazione delle aziende sportive, privilegiando, la dove la formazione veniva programmata, percorsi esclusivamente di natura tecnica. Ma le organizzazioni non profit hanno il bisogno di costruire la loro capacità di leadership e migliorare la loro pianificazione e organizzazione aziendale. È assai evidente che molti manager e gestori di impianti sportivi hanno difficoltà a costruire un piano strategico dell'organizzazione, che preveda azioni di intervento su più fronti (organizzazione, marketing, management) con evidente difficoltà nel mostrare un cambiamento che sia sinonimo di volontà di reagire e stimolo per l’intera azienda.

Ripartire in questo settore si può, ma dipende dalla volontà (voglia!) dei manager di mettersi seriamente in discussione.

Il Reset Leader

Proviamo, dapprima, a staccarci dalla definizione più classica e obsoleta di leader, la quale non sortiva nessun effetto tempo addietro, figuriamoci in questa fase di crisi estrema; cerchiamo, invece, di costruire e sviluppare una nuova forma di leadership avanguardista e innovativa, che susciti entusiasmo e stimoli tutti gli stakeholder coinvolti, focalizzando l’attenzione soprattutto sui nostri collaboratori; proviamo a diventare dei Reset Leader! Questa nuova forma di leadership mostra in maniera semplice ma evidente quale sia il primo fondamentale compito di un Reset Leader: cancella il passato e concentrati nella gestione e promozione del cambiamento!

Oggi, i nostri collaboratori nutrono il bisogno di un segnale forte e convincente, che arrivi da un manager che per primo affronti il cambiamento, dimostrando la volontà di acquisire le dovute conoscenze e competenze imprenditoriali necessarie, abbandonando le vecchie convinzioni e modalità lavorative, solo allora, i nostri collaboratori si affideranno ad esso, in una sorta di ritorno alla fanciullezza dove il manager riveste il ruolo di padre “gigante” che dona sicurezza e serenità ai propri collaboratori, infanti in via di sviluppo.

Qualcuno disse: Sii creativo, ebbene, nei momenti di crisi chi è stato creativo ha fatto sempre la differenza!

 

N.B: Reset Leader è un termine coniato dal sottoscritto che rappresenta le mie idee e i miei personali studi sulla Leadership!

 

di Antonio Lombardi

lunedì 22 ottobre 2012

Qualche consiglio per chi vuole analizzare l’andamento della palestra nei primi due mesi

 

Arrivati alla fine di ottobre, ai manager e ai gestori dei centri sportivi , sorge il problema di quali dati analizzare della propria struttura sportiva.

In questa fase il vero problema è proprio individuare i dati da analizzare e misurare per poter, così, trarre le giuste indicazioni sul reale andamento della nostra impresa.

Se da un lato i dati economici (incassato e fatturato)possono apparire come lo specchio dell’ andamento del centro sportivo, dall’altro lato essi possono risultare fuorvianti dell’effettivo andamento futuro della struttura.

E’ vero infatti che come per tutte le strutture e i centri sportivi, i mesi di settembre e ottobre risultano essere economicamente tra i più validi, ciò è dovuto al fatto che le nuove iscrizioni e i rinnovi gonfiano l’incassato e ci danno qualche sorriso in più. Ma la realtà è che in questo momento ad essere importanti da un punto di vista della nostra analisi sono certamente altri dati legati all’organizzazione commerciale, alla comunicazione e al marketing. Dati che se raccolti con criterio e conoscenza, potranno farci comprendere con qualche mese d’anticipo, quale sarà il destino economico dell’azienda ed eventualmente procedere con interventi correttivi.

Iniziamo con l’ organizzazione commerciale, intesa come tutto ciò che riguarda il funzionamento delle nostre strategie di proposta in prima battuta e della capacità di recall e di sviluppare una seconda battuta vincente.

Potremmo così analizzare da un punto di vista commerciale:

· il numero dei tour arrivati nei primi due mesi (spontanei e indotti)

· la fonte di provenienza

· la capacità di chiusura in prima battuta

· la capacità produttiva del gruppo e dei singoli a seconda dei prodotti offerti

· la capacità di re-call dei Miss

· la capacità di chiusura in seconda battuta

· le tipologie di clienti arrivati (plus, starter, soluzione)

· le percentuali di produzione dalle nuove opportunità (Social network, mobile, sito)

· le percentuali di produzione dei nuovi servizi (PR, SR, personal, etc)

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Si prosegue l’analisi valutando, poi, la comunicazione all’interno della struttura, dato che solitamente tendiamo a trascurare, vuoi perché non gli viene dato il giusto “valore” e vuoi perché, in realtà, non conosciamo bene “cosa” e “come” misurare la nostra comunicazione.

Intanto, è bene comprendere esattamente cosa intendiamo per comunicazione in un centro fitness; la comunicazione di una palestra è la modalità con cui le informazioni circolano all’interno della struttura, grazie a tutte le parti coinvolte. Il flusso delle informazioni passa e “funziona” per mezzo di diversi interlocutori, i quali sono: gli addetti al desk, i consulenti di fitness, i tecnici, i responsabili di settore, i manager e ovviamente i nostri clienti.

Ma perché misurare la comunicazione e soprattutto come misurarla?

La comunicazione risulta essere fondamentale nella riuscita del nostro business; immaginatevi, per esempio, un addetto al desk, che come compito ha quello di dare informazioni sui nostri servizi, ma che in realtà non li conosce o non li sa descrivere, o ancora un tecnico di sala che non è in grado di dare informazioni commerciali sui servizi e i prodotti dell’azienda. Tutto ciò appare inconcepibile per un azienda organizzata ma che risulta essere la realtà quotidiana di molti centri fitness!

Potremmo analizzare nella nostra comunicazione:

· il feedback comunicativo tra commerciali e addetti al desk

· la qualità dei dati raccolti nel gestionale (info di contatto, dati del cliente, note importanti)

· il feedback tra area tecnica e area commerciale

· La capacità relazionale di tutti i collaboratori (sia interna all’azienda e sia con i clienti)

· La capacità di gestione del gruppo da parte dei responsabili

· I momenti di comunicazione organizzati per i clienti e per i collaboratori (incontri, riunioni, formazioni, zone di com.)

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Infine, sposteremo la nostra attenzione all’analisi dei dati del marketing fin qui sviluppato. Il quale dipendente strettamente dal piano di marketing precedentemente progettato; potremmo così valutare:

· L’applicazione effettiva del piano di marketing

· L’efficacia delle singole azioni (promozioni, offerte, novità)

· La risposta dei target sollecitati

· I risultati delle azioni sui social network, sul sito, dal Direct MKT

· Integrazione eventuale di nuove azioni di marketing

Solo un attenta analisi e valutazione di questi dati ci può indicare la giusta strada da percorrere, permettendoci di apportare in piena corsa le correzioni necessarie, quella “messa a punto” al motore della nostra impresa, per far si che essa funzioni sempre al meglio e che raggiunga i risultati economici progettati e gratificanti per tutta l’organizzazione.

Antonio Lombardi

Hai bisogno di approfondire questi temi? Hai delle domande da porre sugli argomenti trattati?

Scrivi a netwell@libero.it

giovedì 18 ottobre 2012

La fotografia di Bankitalia sulla mancanza di innovazione delle imprese italiane in confronto al resto d'Europa: cause e rimedi.

 

Il gap italiano dell’innovazione

Un vecchio proverbio recita: aprire un’azienda è semplice, difficile è tenerla aperta. Sarà per questo che in Italia ci sono molte start-up e altrettanto numerose aziende che falliscono.
Certamente c’è un problema importante di risorse economiche, ovvero una notevole difficoltà di accesso al credito. Ma vi è un altrettanto importante problema diinnovazione tecnologica, carburante della longevità di un’azienda.

Il gap tecnologicoinnovazione_6554

La fotografia scattata dalla Banca d’Italia nello studio “Il gap innovativo del sistema produttivo italiano: radici e possibili rimedi” non lascia dubbi in merito, ma per fortuna suggerisce anche possibili rimedi.

Il report analizza i motivi della mancata innovazione sul territorio italianorispetto agli altri paesi della comunità europea, individuando le cause che si traducono in diminuzione di produttività e di conseguente competitività: negli ultimi dieci anni la produttività per ora lavorata in Italia è cresciuta dell’1,4% appena, contro una media UE dell’11,4 e un dato tedesco del 13,6%.

Quel che emerge è la cronica mancanza di “salto innovativo” a fronte di un’attività innovativa quantitativamente diffusa e la scarsità di investimenti in macchinari o asset intangibili (brevetti e attività di ricerca e sviluppo).

Ulteriori dettagli sullo stato dell’arte delle start-up innovative italiane lo ha fornito di recente il Governo,finalizzate alla stesura di un “piano di attacco” a livello nazionale:

Start-up innovative => le agevolazioni in arrivo

Le cause

I seguenti fattori fanno sì che in Italia siano poche le imprese che effettuano investimenti in R&S, generando un problema di margine estensivo:

  • frammentazione del sistema produttivo, con una moltitudine di piccole imprese incapaci di assumersi i rischi di una costosa attività di R&S.
  • struttura manageriale spesso restia all’innovazione (in particolare organizzativa e gestionale)
  • carenza di capitale umano, soprattutto nelle funzioni manageriali e di ricerca.
  • flessibilità dei rapporti di lavoro per i più giovani (mediamente più istruiti) eccessiva, disincentivo – per lavoratore e azienda – a investire in attività di formazione mirata ai bisogni aziendali.

Su tutto pesa la carenza di risorse finanziarie: in Italia risulta poco sviluppato il settore del venture capital il cui compito è quello di fornire capitale di rischio, nonché consulenza, alle imprese giovani e di piccole dimensioni, operanti in settori innovativi.

I rimedi

Occorrono azioni di contesto che favoriscano la crescita dimensionale delle imprese e l’adozione di strutture manageriali più moderne. Non meno importanti le risorse pubbliche per incentivi alle imprese:  pari allo 0,06% del PIL, sono inferiori a quelle di altri paesi europei generando risultati modesti.

Per ora gli occhi sono puntati sulle strategie del Governo previste dal DL Sviluppo: leggi le misure per un’Italia in Digitale e per  Start-up 2.0

Intanto, però, come cambiare rotta? Lo studio di Bankitalia suggerisce soluzioni pratiche e di lungo corso.

Razionalizzando le spese, favorendo la semplicità delle norme accrescendone la stabilità, garantendo certezza delle erogazioni in tempi rapidi, prevedendo meccanismi di monitoraggio e valutazione degli interventi in un contesto di trasparenza e accountability del policy maker.

Anche il coinvolgimento di soggetti privati e specializzati potrebbe servire, ma sempre in un’ottica di ottimizzazione delle risorse pubbliche per evitare il problema dei “consulenti fortemente consigliati”.

Utile anche un maggior ricorso agli intermediari di private equity e al Fondo Italiano di Investimento per favorire rafforzamento patrimoniale e processi di aggregazione tra PMI, anche coinvolgendo operatori privati.

Buone pratiche e risultati potrebbero essere premiati con trattamenti fiscali agevolati, o perseguiti tramite incentivi, per favorire le operazioni di ristrutturazione aziendale e rendere meno onerose le operazioni di fusione e aggregazione.

Infine, il primo e ultimo vero tassello verso l’innovazione è l’istruzione ripensata in un’ottica di merito – per chi studia e per gli atenei – e competizione per stimolarsi alla ricerca e all’eccellenza, aumentando anche l’interazione con il sistema produttivo.

FONTE: Banca d’Italia

articolo scritto da Alessia Valentini - 17 ottobre 2012

link all’articolo: http://www.pmi.it/economia/mercati/articolo/59061/il-gap-italiano-dellinnovazione.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+PMI.it&utm_content=2012-10-17+il-gap-italiano-dellinnovazione

mercoledì 17 ottobre 2012

come sarà il 2013? Scopriamolo tramite le ricerche Nielsen

Non si ferma il calo degli investimenti pubblicitari in Italia. Secondo la nuova edizione del Nielsen Economic and Media Outlook in totale, a fine 2012, la spesa complessiva delle aziende in advertising scenderà dell'8,4% a quota 7,5 miliardi di euro. Un dato che comprende anche tutta le tipologie internet non presenti nella banca dati Nielsen (search, social media e una componente rilevante del video advertising). Il digital, infatti, prosegue nella sua crescita in controtendenza rispetto ai principali mezzi di comunicazione (tutti in calo, dalla tv alla stampa alla radio). Senza la componente del search e dei social media, il decremento sarebbe molto più pesante e pari al -10,2% per un volume totale di 6,8 miliardi di euro.pubblicita


Dopo un primo semestre con il segno meno (a -9,7%), la seconda parte dell'anno non riserverà dunque sorprese positive. E il 2013 non sarà positivo. Per capire se ci sarà una ripresa reale occorrerà aspettare il 2014. “Per l'anno prossimo stimiamo un calo dell'1,9% del mercato, che si ridimensiona a -0,7% se si considerano i motori di ricerca e i social network. Molto importante sarà, inoltre, osservare cosa accadrà nel primo trimestre del 2013, fino alle elezioni. C'è ancora molta incertezza da parte degli investitori. Sicuramente continuerà il calo su tutti i mezzi, tranne internet che comunque crescerà fisiologicamente meno rispetto al 2012. Per capire se ci sarà la ripresa bisognerà aspettare il 2014”, commenta Alberto Dal Sasso, AIS (Advertising information service) business director di Nielsen Italia.


Per quanto riguarda i singoli mezzi di comunicazione, l'andamento del secondo semestre sarà essenzialmente in linea con quanto registrato nel primo semestre del 2012 quando la televisione - che copre il 57% del mercato - ha perso il 9,5% degli investimenti, la stampa il 13,5%, la radio il 5,5%. In netta marcia positiva gli investimenti su internet, cresciuti nei primi sei mesi dell'anno dell'11% pari a una quota di mercato del 13,1%. “Ormai oltre metà degli italiani si connette abitualmente. Per non parlare della crescente penetrazione di smartphone e tablet. Parallelamente aumenta anche il tempo di fruizione. Di fronte a questi numeri le aziende italiane stanno cominciando a tenere sempre più spesso in considerazione il web nella loro pianificazione. Che si tratti di Paid, Owned o Earned media, internet è ormai centrale nelle strategie di comunicazione delle aziende”, sottolinea il rapporto Nielsen.

di Claudia Cassino

 

tratto da: http://www.mymarketing.net/index.php

link all’articolo originale: http://www.mymarketing.net/index.php?art_id=2260&sez_id=4